IL SANTUARIO DELLA MADONNINA
Correva l’anno 1685. Don Giovanni Bracco se ne andava a cavallo per la via antica per Crescentino. Ad un certo punto il cavallo si impennò improvvisamente dandosi ad una corsa pazza. Colto di sorpresa, il Sacerdote cadde restando impigliato con un piede ad una staffa. Trascinato violentemente dalla bestia imbizzarrita, in condizioni disperate e certo di morire, si affidò alla Vergine Maria. All’improvviso il cavallo si fermò “come se una mano di ferro l'avesse inchiodato sul posto”. In segno di ringraziamento don Bracco edificò a sue spese un Pilone votivo con l’immagine della Madonna. Oltre a ciò nel 1690 il sacerdote fece dipingere un ex-voto, il quale è ancora conservato all’interno della sacrestia.
Ad oggi, nonostante siano trascorsi secoli e nonostante si siano succedute ripetute costruzioni, il Pilone si conserva come allora incluso nel Santuario.
Diffusasi la notizia del fatto prodigioso, la popolazione di Verolengo e moltissimi altri pellegrini provenienti da diversi paesi, si recavano presso il Pilone. Fu in questo periodo che accaddero dei fatti miracolosi tra cui le apparizioni della Vergine.
L'8 settembre 1690, giorno della natività della Madonna, furono condotte dalle rispettive madri anche alcune ragazze dai 7 agli 8 anni. Giunte a poca distanza alle loro madri che vedevano una gran Signora girare attorno al Pilone, ma le madri non diedero alcuna importanza alla cosa. La domenica seguente alla medesima distanza videro di nuovo quella gran Signora e l'indicarono alle loro madri; così accadde una terza volta senza che fosse concesso alle madri di vederla. In seguito vi fu un flusso straordinario di fedeli che accompagnavano ammalati e storpi, o venivano a ringraziare la Madonna d'una grazia ricevuta o a chiedergliene un'altra. In un mese solo giunsero al Pilone cinquanta ammalati. In questo periodo avvenne la miracolosa guarigione di Pietro dalle crocciole, storpio. Recatosi a pregare al pilone, sentì un formicolio nelle gambe e riuscì finalmente a camminare senza l’ausilio delle stampelle che egli lascò sul posto. Questa usanza continuò nel tempo e ancora oggi si conservano molte stampelle e alcune protesi.
Dopo qualche anno, nel 1698, si edificò una cappella che includeva sempre il Pilone. Il giorno 25 marzo 1699 fu celebrata la Prima Santa Messa. Nel 1738, essendo aumentato ancora il flusso dei fedeli con conseguente aumento delle offerte, si pensò di ampliare la cappella con la costruzione di un ampio coro, del campanile, di una nuova cupola, la posa di un pavimento in pietra, di una balaustra in marmo.
Verso la fine del secolo XVIII, continuando il concorso dei fedeli, venne deciso di erigere una chiesa più ampia nella quale potessero trovarsi comodamente i fedeli di Verolengo e i numerosi pellegrini provenienti dal Monferrato, Vercellese, Canavese e anche dalla Svizzera.
Nella nuova chiesa sarebbe stata inclusa la precedente cappella e, come afferma lo storico don Candela e documentato dal canonico Saroglia di Verolengo, “coloro che videro sorgere il nuovo Santuario potevano constatare l'esistenza della precedente cappella, in seguito demolita quando si poté completare la nuova costruzione”. L’obiettivo era dunque quello di mantenere le funzioni religiose per finanziare con le elemosine la nuova struttura.
I lavori si iniziarono su disegno dell'architetto Carlo Cerrone ma non poterono essere condotti a termine e furono forzatamente interrotti sia per la morte dei principali benefattori, i Conti Verulfo del Boschetto e di Viù, sia per i rivolgimenti politici che sconvolsero tutta l'Europa a causa della Rivoluzione Francese. La costruzione interrotta, presentava i muri all'altezza di 6 o 7 metri, mentre all'interno faceva tuttora spicco la precedente cappella.
Fu il prevosto don Francesco Umberto che, nel 1834, terminato da tempo il periodo della Rivoluzione Francese, spronò la popolazione alla ripresa dei lavori per il compimento dell'opera imponente. Fu una gara di prestazioni e di offerte, mentre Roggero Giuseppe, di cui esiste il quadro nella sacrestia, destinava al nuovo Santuario 150.000 mattoni. Il numero dei mattoni apparentemente sembrerebbe smisurato, ma se ci si sofferma a considerare l'imponenza della costruzione, si comprende come fosse adeguato. Da un calcolo semplificato la costruzione attuale ha necessitato di non meno di un milione di mattoni!
I tempi erano cambiati e l'architettura del Cerrone non era più attuale, forse anche perché i muri, che come dicevamo erano rimasti all'altezza di 6 o 7 metri, avevano sofferto per la lunga interruzione. Si pensò quindi di affidare il nuovo progetto all'ingegnere Bossi. I lavori, in meno di quattro anni, furono condotti a termine.
La facciata del Santuario è opera al progetto dell'ingegnere Arnolfi. Quattro alte colonne d'ordine corinzio poggiano su piedistalli di pietra e sorreggono la trabeazione. Sopra l'architrave della facciata, sempre secondo il progetto dell'ingegnere Arnolfi, si elevano due piccoli campanili e nel fregio si legge a caratteri cubitali: «Pietas Populi Verolengi Deiparae dicabat». Di fronte alla facciata si trova un sagrato di forma semicircolare rialzato rispetto al piano di campagna da due scalini.
La consacrazione avvenne il 13 settembre 1851, celebrata da mons. Moreno, vescovo di Ivrea. In ricordo di tale evento venne posta un’epigrafe nel coro.
Negli anni successivi venne ampliato il coro, acquistata la balaustra, i banchi, decorata la sacrestia, creati i giardini. I lavori di restauro e miglioramento proseguono ancora oggi.
Nel 1965 si pensò di progettare la ricopertura della cupola. La copertura originaria era di semplice latta o latta inglese come asseriva il Prevosto Francesco Umberto nel 1829 e necessitava, annualmente, di una spesa straordinaria per rimetterla in sesto. Si trattava di ricoprire in rame la cupola e i cupolini posti sopra la facciata per mq. oltre 770. Le spese ingenti furono coperte dai tesorieri cav. Sala Amedeo e del suo successore Soave Giuseppe dalle offerte raccolte durante le varie priorate.
Nel 1975, si pensò alla revisione del tetto della cupola del Santa Sanctorum, e del tetto della casa del Cappellano con relative grondaie.
Nel 1976, fu rifusa e sostituita la campana che reca la scritta "Priori e popolazione di Verolengo ". Nel 1994 Vennero donate da tutta la popolazione delle nuove campane che andarono ad aggiungersi a quella donata dai priori nel 1976. Esse riportano i nomi delle borgate che hanno finanziato l’opera: Capoluogo, la maggiore, Arborea-Benne, Rolandini.
Nel 1996 si procedette al cerchiaggio della cupola. A causa del cedimento delle fondamenta, il Santuario è fessurato e diviso in quattro parti. Il cerchiaggio ha permesso di interrompere il movimento delle strutture.
Nel 2019 venne tinteggiata la facciata riportandola al colore d’origine di inizio Ottocento.
Nel 2024 è stato inaugurato l’ostello del santuario recuperando l’ala ovest, da tempo in abbandono e minacciante il crollo.
Il miracolo del 1685
L'apparizione
Il benefattore Roggero dona 150.000 mattoni
Una struttura di 1.000.000 di mattoni,
alta 25 metri
mons. Moreno consacra l'edificio il
13 settembre 1851
Le opere di restauro
del Novecento
La cupola romana alta 25 metri
Il santuario e la bottega degli Augero
Gli ex-voto
segno di devozione popolare
Mater Amabilis,
un affresco nascosto
I giardini
L’interno è costituito da un ambiente circolare con quattro grandi nicchie che ospitano altrettante statue. Al di sopra si sviluppa la grande cupola cassettonata simbolo della struttura. La cupola segue il modello del Pantheon di Roma, in parte in mattoni e in parte in calcestruzzo. A differenza del modello romano, in mancanza di pietra pomice sul territorio piemontese, furono impiegati ciottoli di fiume e sabbia cavati dai fiumi. La cupola è alta 25 m con un diametro di 16 m: al suo interno può essere collocato il campanile della chiesa di San Michele.
L’altare si sviluppa attorno al pilone con l’immagine miracolosa della Vergine, oggetto degli avvenimenti del 1685 occorsi a don Bracco. Del Pilone si può osservare unicamente l’effigie ritraente la Madonna d’Oropa venerata da San Carlo Borromeo e da Sant’Antonio da Padova. Recentemente è stato recuperato il tabernacolo Ottocentesco in legno dorato con cartagloria, trovato casualmente durante le opere di sgombero e pulizia dell’ala ovest del Santuario.
Come in molte chiese di Verolengo, le decorazioni sono state affidate alla bottega dei fratelli Augero. Essi si sono occupati della realizzazione della maggior parte degli affreschi, delle tele e delle statue presenti all’interno del Santuario. Di grande importanza è l’affresco dell’Assunzione di Maria, datato e firmato da Amedeo e Francesco Augero nel 1849. La scena è divisa in due parti, una celeste con la vergine circondata da angeli e accolta dalla SS. Trinità, e una terrena con Giovanni apostolo, una folla e un altare (da cui la Vergine è Assunta in cielo). A destra, sullo sfondo del decoro terreno è presente la rappresentazione del Santuario visto da sud est, una “fotografia” del territorio come si presentava a metà XIX secolo.
La cupola del presbiterio ha colori fortemente alterati a causa del nerofumo e di perdite d’acqua della copertura. Anche se di difficile lettura, l’affresco rappresenta l’incoronazione della Vergine da parte della Trinità: alla destra Cristo, alla sinistra il Padre e al di sopra la colomba dello Spirito Santo. Nelle restanti parti della calotta si susseguono gruppi di angeli e suonatori immersi in un cielo di nuvole dorate. La firma degli Augero è presente in un angolo della cupola, invisibile da terra poiché posta a filo del cornicione, ma visibile dalla finestrella dell'ostello. Interessante è la trama del cielo: Amedeo e Francesco Augero continuano a replicare a trompe-l’oeil i cassettoni della cupola maggiore su quella minore.
Nei pennacchi sono rappresentati i quattro profeti maggiori: Daniele, Geremia, Isaia, Re Davide. Si riconosce immediatamente re Davide, con corona e in procinto di suonare l’arpa.
L’interno del Santuario ospita quattro statue di grandi dimensioni di Mosé, San Giuseppe, Sant’Anna e San Giovanni Battista opera della bottega degli Augero. Esse sono in gesso, tinte avorio, e poste su piedistallo all’interno di nicchie. La tradizione vuole che le sculture siano cave e riempite di stoppie di mais. Attorno alla statua di Sant’Anna, come avviene attorno alla teca di Maria Bambina conservata nella chiesa di San Michele, vendono deposti come ex-voto i fiocchi dei nuovi nati. Al di sopra dell’arco trionfale, in chiave, sono posizionate due grandi sculture di angeli che sorreggono una corona. Le sculture sono probabilmente opera di Gaspare Augero e sono realizzate in cartapesta e stucco.
Ai lati del presbiterio si può osservare parte degli ex voto depositati dai fedeli nell’arco dei secoli. La visita pastorale di mons. Lambert de Soyrer nel 1699 riferisce che sulle pareti della cappella sono appesi molti quadri votivi, notizia riportata delle successive visite Settecentesche. Purtroppo a causa della Rivoluzione Francese molti di essi sono andati perduti. Si conservano quelli più recenti, a partire dalla fine dell’Ottocento. Sono i piccoli quadri, dipinti da pittori amatoriali del luogo o dagli stessi graziati, che raffigurano i diversi incidenti a cui sono scappati. A volte, nel caso in cui i graziati siano bambini, i disegni vengono prodotti dai bambini stessi. Si nota una preponderanza di incidenti di lavoro nei campi e in cascina, incendi, fulmini o incidenti stradali. Di interesse storico sono gli ex-voto dei reduci delle guerre di Indipendenza, di Libia e della Grande Guerra.
Nel sottotetto, al di sopra degli estradossi delle cupole, in corrispondenza verticale con il Pilone, è presente l’affresco detto della “Mater Amabilis”. Esso raffigura la Vergine, dipinta in toni di bianco e nero, inserita all’interno di una cornice architettonica. L’affresco era parte integrante della prima facciata nord del Santuario (fine Settecento) tant’è che si possono osservare sulla stessa parete le bugne color bigio-turchino ritrovate durante i lavori di restauro della facciata sud nel 2019. L’affresco non è visitabile in quanto manca il collegamento con il piano terra.
All’esterno si trovano i giardini, uno dei luoghi più gradevoli di Verolengo. Essi sono di proprietà parrocchiale e mantenuti da volontari. Negli anni Duemila sono stati oggetto di rifacimento, con la posa di nuove alberature, delle stazioni del rosario e della statua di Padre Pio.





